1955/1975 i primi 20 anni di Sanremo in televisione

“Sanremo è sempre Sanremo” è il tormentone che accompagna tutte le edizioni del nostro “Festival della canzone italiana”, divenuto testimonianza di quella cultura nazional popolare alla quale è difficile rinunciare, se non altro per curiosità. Ma Sanremo non è sempre stato Sanremo. Lo è diventato nel 1955, quando, per la prima volta, viene trasmesso in televisione: da quel momento il tempio e il rito della melodia nostrana non è fatto solo di canzonette ascoltate alla radio ma diventa evento mediatico nel quale i cantanti, il loro look, le scenografie e le orchestre si possono anche vedere, non soltanto immaginare. Da quell’anno il festival della canzone italiana assolve pienamente al suo compito, quello di dare al paese una voglia di progresso e di entusiasmo dopo le tragedie della guerra. Sono gli anni del boom economico e la televisione significa innovazione, come il frigorifero, la lavatrice, le vacanze al mare, la Fiat 500 e la 600 , la Vespa e la Lambretta.

E Sanremo, magari con un poco di ritardo, questi mutamenti li promuove, muovendosi con cautela tra tradizione e modernità, tra il convenzionale e l’alternativo. I testi sdolcinati e retorici delle prime canzoni lasciano il posto a contenuti con maggior impegno, dall’esaltazione del mammismo nazionale di “Tutte le mamme” si passa al grido di libertà e di slancio verso il futuro di “Volare”.

Cambiano anche le interpretazioni, dalle suadenti melodie di Nilla Pizzi si passa agli urlatori come Tony Dallara e lo stesso Modugno. Di seguito nascono, crescono e trovano spazio i cantautori impegnati che preannunciano l’arrivo dell’ondata beat con i complessi che dominano le hit parade della fine degli anni 60. Al rassicurante perbenismo di “Non ho l’età” di Gigliola Cinquetti si contrappone l’antimilitarismo, in periodo di guerra del Vietnam, di “Mettete dei fiori nei vostri cannoni” cantata dei Giganti. E per non cadere eccessivamente in un nazionalismo che la nuova televisione comincia a mettere in discussione, Sanremo, nel 1964, apre le porte a star della musica internazionale di allora. Sul palco dell’Ariston vanno in scena Paul Anka, Petula Clark, Marianne Faithful, gli Yardbirds, Sonny & Cher, Stevie Wonder e Louis Armstrog (quest’ultimo costretto da Pippo Baudo a interrompere la sua performance musicale convinto di dover fare una specie di improvvisato concerto).

Un Sanremo insomma al passo con i tempi, con l’intenzione, fin dagli inizi, di rappresentare l’evoluzione dei costumi e della società. Non importa se Jula De Palma nel 1959 viene censurata per l’interpretazione ritenuta troppo scandalosa della canzone “Tua” e nello stesso anno in Germania esce il film “Divagazioni erotiche” di Rolf Thiele che inaugura il filone delle commedie sexi. Non

importa se nel 1965 Wilma Goich canta “Amore ritorna le colline sono in fiore” mentre Allen Ginsberg in America recita il suo “Urlo” dal poema “Jukebox all’idrogeno” e i Beatles arrivano per la loro tourné in Italia. Non importa se nel 1966 Orietta Berti ci propina il suo “Io ti darò di più” mentre a Londra impazzano le performance elettriche di Jimi Hendrix e in Cina inizia la rivoluzione culturale di Mao. Non importa se mentre nel 1970 passa la legge sul divorzio, Adriano Celentano con la moglie Claudia Mori vincono Sanremo con “Chi non lavora non fa l’amore”.

Non importa. Sanremo è sempre Sanremo.

inaugurazione venerdì 20 febbraio ore 18.30 con ingresso libero